L’uomo è attratto più che mai da questo elemento. È la sua origine e ne è costituito per il 70%. Non solo: grazie all’acqua possiamo “dimenticarci” della forza di gravità e assumere la posizione orizzontale, muovendoci in modo più o meno naturale, in perfetto agio.

Ma chi tra noi è più disinvolto, tranquillo e sereno in acqua? Proprio i bambini! La capacità dei più piccoli di affidarsi e fidarsi dell’acqua può definirsi acquaticità

Acquaticità neonatale e sviluppo psicofisico del bambino

I bambini hanno un’innata capacità adattiva all’acqua, soprattutto quelli molto piccoli, perché vi ritrovano l’ambiente caldo e protetto del grembo materno. Ecco perché iniziare un percorso di acquaticità agevola nei neonati attività neuromuscolari e movimenti che altrimenti potrebbero essere dimenticati. Tuttavia, una progettualità è necessaria!

Il punto di partenza è riuscire e sapere valutare lo sviluppo del bambino osservandone il gioco che nei primi mesi e anni di vita permette di identificare il livello di sviluppo motorio, cognitivo e sociale. L’attività in acqua può aiutare lo sviluppo di queste capacità.

A partire da quella motoria, il bambino può camminare in acqua bassa, muovere gli arti, scivolare, tuffarsi e anche relazionarsi: con il genitore in primis, con l’istruttore riconoscendolo come guida e con gli altri coetanei. L’acqua è quindi l’ambiente ideale per sperimentare, socializzare e padroneggiare ciò che a terra si è acquisito per esperienza.

Il progetto acquaticità

Un percorso di acquaticità è una strada a tappe che rispettano lo sviluppo del bambino, le sue capacità e attitudini.

Il primo passo è l’incontro con l’elemento: il contatto con l’acqua prima su piedi e mani, poi gambe e braccia e infine il torace, la schiena e la testa. Senza forzarli, il primo approccio è il più importante per proseguire poi nel progetto.

Superato il primo approccio, il secondo passo è la proposta di attività he prevedono il movimento nello spazio: prima individualmente, poi giocando in gruppo.

Durante questi primi passi nell’ambiente acquatico è bene sperimentare l’immersione (un ricordo abbastanza fresco nel neonato) come gesto quasi naturale e il tuffo: da bordo vasca a corpo libero, prima senza immersione e poi con.

Giocare e cantare…

Il gioco è e resterà per tutta la durata del progetto acquaticità il protagonista. Ciò significa che per i bimbi nei primi mesi di vita e fino alla successiva fase, quella dell’approccio alle tecniche natatorie più elementari (dai tre anni e mezzo in avanti) giocare sarà per loro divertimento, ma anche apprendimento.

Il gioco favorisce lo sviluppo dell’immaginazione e dell’invenzione; permette l’incontro con il mondo esterno e gli altri, stimola la coesione e la collaborazione. Qualsiasi attività ludica quindi deve avere alle spalle una base pedagogica che rispetti le fasi evolutive del bambino e le sue capacità.

Quali materiali si utilizzano? Non c’è un vero e proprio limite. Sia gli oggetti che simulano la vita quotidiana, sia gli attrezzi da piscina che stimolano la motricità vera e propria possono essere utili.

Spesso l’attività ludica è accompagnata da suoni e canzoni, che creano un clima positivo e interessante. Filastrocche e motivetti aprono e chiudono gli incontri di acquaticità ma li scandiscono anche, così da creare piccoli appuntamenti che il bimbo impara a riconoscere e ricordare.

Un percorso di acquaticità oltre a essere un ottimo accompagnamento per il bambino verso il momento in cui potrà, da solo, sperimentare le tecniche natatorie e imparare a nuotare, è un’esperienza speciale anche per i genitori. Sia dentro che fuori dall’acqua il rapporto madre/padre figlio si stringe, si fa più intimo, ma nello stesso tempo più maturo. L’obiettivo sarà, piano piano, ottenere l’indipendenza dalla figura materna e paterna e la ricerca di una guida che aiuterà a superare i prossimi ostacoli in acqua.

Un buon istruttore aiuterà in questo cammino, supportando le prime paure dei genitori, sostenendo i bambini nella crescita di autostima, fiducia in se stessi e apprendimento delle proprie capacità.

 

All’età di 3 anni ogni bimbo sarà pronto, o quasi, a trasformarsi in un vero e proprio pesciolino, capace di tuffarsi in una nuova avventura: quella del nuoto!